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mercoledì, luglio 04, 2012

Sole e Luna in Festival!


Buon pomeriggio a tutti (si fa non per dire ma per scrivere!)! Come state? Vi ricordate di me? Bhè, per chi se lo ricordasse ancora, sono il vostro affezionato ma (schifosamente) incostante amico Rino…vi sono un po’ mancato, almeno? Voi molto, anche perché, vagando tristemente per il web e per il blog, mi son accorto che avete cominciato a diradare il vostro passaggio…se è perché non scrivo da quasi un mese lo capisco…ma spero sia perché ve ne andate al mare a nuotare sfuggendo a giornate praticamente infernali: prima Scipione, poi Caronte e, tra qualche giorno, è atteso persino Lucifero!


Andiamo al dunque dato che al vostro Rino non piace perdersi in chiacchere dattiloscritte!
Sebbene m’attiri più la luna che il sole, da venerdì 6 luglio, alle ore 20, fino al 13 luglio riparte la 7° edizione del “Sole Luna Festival”, la rassegna internazionale dedicata tutta ai documentari che la città di Palermo, in notturna, nelle ambrate sedi dei cortili di Palazzo Abatellis e Palazzo Steri,  continua, con grande successo, ad ospitare.
Come da locandina, è un festival che celebra…le eclissi solari e lunari!…ehm, pardon, che celebra gli scambi fertili tra culture diverse, in nome dell’internazionalità e della globalità in progress che coinvolge, ogni giorno di più, ciascun ambito della vita reale.
35 i documentari in concorso, tutti per cercare di aggiudicarsi il premio di 3000 euro messo in palio da Enel Green Power Nuove Energie. Ben 12 i documentari di giovani registi del Centro Sperimentale di Cinematografi a Siciliano: spiccano, in particolare, il documentario “Alberto Burri, la vita nell’arte”, dedicato al noto artista italiano da Davide Gambino e Dario Guarneri, proiettato la sera inaugurale del 6 luglio e “Ignazio Buttita”, in ricordo del poeta dialettale bagherese, realizzato da Bernardo Giannone e Andrea Mura e proiettato l’11 luglio.
Le 2 mattine del 1° e 11 luglio, si svolgerà un convegno internazionale dedicato ad Antoine de Saint-Exupery, il noto autore de “Il piccolo principe”, contestualmente al quale è prevista la proiezione di 2 documentari a lui dedicati.
Nel corso di alcuni pomeriggi dal 7 al 12 luglio saranno organizzate presentazioni di libri e tavole rotonde dedicate al tema dell’energia , della scuola e dell’immigrazione.
Per ulteriori info clicca qui.

giovedì, novembre 17, 2011

Tra un mese (o poco meno) arriva il Gatto con gli Stivali...ansiosi,eh?


È iniziato il conto alla rovescia! Tra un mese meno un giorno esce, finalmente, in Italia “Il gatto con gli stivali”, film tanto pubblicizzato e assai atteso soprattutto dopo la conclusione un po’ malinconica della tetralogia Shrekkiana, che il mio caro amico Gad aveva visto e rivisto fusando a crepapelle.

Dopo essere lo scorso 28 ottobre in Usa con il titolo Puss in Boots, questo spin-off ha già guadagnato circa 75 milioni e mezzo di dollari in sole 3 settimane palesando il grande successo che il Perraultiano animaletto, tutto rivisto dalla Dreamworks, ha avuto in giro per il mondo.

Cosa avrà conquistato mezzo pianeta (escluse le acque che non ama valicare!)? Il suo caliente accento latino, i suoi occhioni super dilatati o la sua fierezza gattesca, sempre accantonata davanti ad una tazza di latte o una lucetta ipnotica? Penso ogni cosa singolarmente e il tutto complessivamente!

In questo attesissimo film, che funge da prequel all’avventure vissute con il caro amico Shrek, il Gatto con gli Stivali, a metà tra un cowboy fuorilegge e un pirata senza benda, parte alla ricerca della rediviva Oca dalla Uova d’Oro, in cima ad un castello che fluttua per aria. Ad accompagnarlo ci sono due compagni di viaggio assai particolari: la gattina Kitty Zampe di Velluto e Humpty Dumpty, un omino-ovone.

I cattivoni di turno non somigliano minimamente né alla Fata Madrina, né tantomeno al Principe Azzurro: sono una coppia di brutti e cattivissimi grassoni, Jack e Jill.

Chi avrà la meglio? Sul finale non scommetterei perché credo di immaginarlo. Quel che di certo mi aspetto sono tante risate e un buon effetto 3D.

Spero di divertirmi il doppio, inoltre, proprio al posto del mio compare Gad, che non c’è più.

mercoledì, ottobre 05, 2011

Dal Cosmos...al Kaos

"Devi avere un caos dentro di te per far fiorire una stella che balla."
Zucchero (contaminando F. Nietzsche)
Qualche giorno fa ho visto un film ormai un po’ datato ma votato molto positivamente dai suoi spettatori, nei vari siti internet dedicati al cinema. Alludo al film “Kaos”, girato nel 1984 da Paolo e Vittorio Taviani e premiato con due David di Donatello.

È un film ad episodi della durata di 180 minuti, che, liberamente, si ispirano a 5 novelle, più la prima parte di un’altra, di un autore siciliano tanto caro ai due fratelli registi, Luigi Pirandello.

Emblematico è, per cominciare, il titolo che, per Pirandello, era l’italianizzazione del termine dialettale Cavusu, zona boscosa limitrofa ad Agrigento, dove lo scrittore aveva trascorso la sua infanzia. Kaos, nel film, sta, soprattutto, però, a rimembrare il caos primordiale, quello dal quale tutto ha avuto origine e quel caos individuale a partire dal quale, ognuno di noi, nasce, il cui simbolo è l’utero materno, metonimicamente, la madre e, metaforicamente, la giara del terzo racconto.

Cernita accurata, quindi, è stata operata dai fratelli Taviani alla ricerca delle novelle pirandelliane che intimamente legate al tema della madre e del, spesso, burrascoso rapporto madre-figlio, sempre attuale.

Leit motiv e cornice del film sono la musica dell’assai giovane Nicola Piovani e, in special modo, il corvo-maschio di Mizzaro, che svolazza tinnando sulla monotona scena del film, la brulla, desertica e quasi desolata, all’apparenza, Sicilia, ma assai viva e radicata ai sentimenti più puri al suo interno. Al simpatico corvo di Mizzaro ho deciso di dedicare un post a seguire, per cui, almeno per il momento, ometterò di scriverne.

Seguono le novelle “L’altro figlio”, “Male di luna”, “La giara”, “Requiem” e “Colloquio con la madre”, che ritengo siano le più veriste di Pirandello, quelle dedicate ai mestieri simbolo della Sicilia agropastorale, un’isola poverissima e a tratti “brutta”, troppo radicata alle superstizioni e alle credenze, che piagano e mortificano l’esistenza, una Sicilia ignorante ed ignorata, selvatica e ferina ma, al contempo, seducente ed ammaliante.

Credo che, con questo film, i registi abbiano sposato la causa di Pirandello che, per mezzo delle sue novelle, ha voluto comporre un’ode in prosa sulla sua terra contraddittoria ed amatissima, la sua terra nativa, la sua madre-terra che, nel bene o nel male, resta una madre da amare incondizionatamente.

Vi consiglio vivamente di vedere il film.


giovedì, aprile 01, 2010

Nati Stanchi


Regia: Dominick Tambasco

Interpreti: Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Maria Coco, Martino Olcese

Durata: 92'
Nazionalità: Italia

Anno: 2001



La vita di Salvo e Valentino trascorre tra il bar e la piazza del paese. Il loro scopo principale è quello di partecipare a tutti i concorsi possibili, e di venir bocciati, per rimanere disoccupati.
Il loro ragionamento consiste nel ritenere l'economia della Sicilia retta sul bar, e se tutti lavorassero, nessuno andrebbe più nei bar, e l'economia crollerebbe.
Un giorno promettono alle rispettive fidanzate che, qualora avessero vinto il concorso per bibliotecari, a cui si accingevano a partecipare a Milano, allora le avrebbero sposate.
Si recano a Milano, fanno il concorso inserendo le risposte a caso e, incredibilmente, lo vincono.
Per loro è il dramma!
Cercano allora di scoprire come possano aver vinto, e giungono alla conclusione di avere qualche nemico ("Sono i servizi segreti. Due come noi, senza lavoro e felici, danno fastidio. Siamo due rivoluzionari, come Che Guevara". "Ma chi è?" "E che ne so; è uno che vende magliette."), e cercano di capire chi possa essere.
Il punto di forza di questa pellicola consiste nella leggerezza; la loro è una comicità che non ha bisogno di scendere nella volgarità e nella scurrilità, per far sorridere, ma si basa su delle situazioni normali, vissute però in maniera particolare, con battute dirette che arrivano immediatamente al punto.
La storia, già di per sè, è molto divertente, e fa leva sul complesso di Peter Pan, che sembra affliggere i trentenni italiani. Inoltre viene anche esplorato il rapporto che c'è tra l'universo maschile e quello femminile, con le loro tipiche incomprensioni ("Amore mio, gli errori si fanno, l'importante è capire dove si sbaglia, e tu sono cinque anni che mi fai capire dove sbaglio... Ogni giorno!"), ma con la costante che ognuno vuole inseguire i propri sogni, come è giusto che sia.
In conclusione, la prima opera del duo Salvatore Ficarra e Valentino Picone, regala momenti incredibilmente spassosi, ed è l'ideale per passare circa un'ora e mezza all'insegna della spensieratezza.
Un esordio davvero molto positivo.
Rino

mercoledì, marzo 17, 2010

Tratto dal libro: La stanza dello scirocco

Titolo: La stanza dello scirocco
Anno: 1998
Regia: Maurizio Sciarra
Interpreti: Giancarlo Giannini, Tiziana Lodato, Paolo De Vita, Francesco Benigno

“Questa è la stanza dello scirocco. Nelle giornate di vento, quando la sabbia che viene dal deserto copre tutto, non c’è posto più dolce e più fresco per aspettare che questo caldo afoso finisca.
E allora mi ricordo che tutti si rifugiavano qua dentro e ci restavano, senza muoversi, immobili, fermi…e aspettavano…e aspettavano
.”

Così proferisce il marchese d’Acquafurata mentre mostra alla giovane Rosalia la stanza dello scirocco del suo palazzo.
Immaginatevi la calda e avvolgente voce di Giancarlo Giannini che rimbomba incontrastata in una camera dello scirocco mentre pronuncia tali parole in modo cadenzato e ben scandito.
Piccola perla d’un ode alla “sicilianità” è “La stanza dello scirocco”, ritenuto, come si può leggere nei titoli iniziali, film d’interesse culturale a livello nazionale.
Esso è tratto, assai liberamente, dall’omonimo romanzo del 1986 del giornalista palermitano Domenico Campana, autore, tra l’altro anche d’altri titoli come “L’isola delle femmine”.
La storia è in sintesi questa: l’antifascista marchese d’Acquafurata, interpretato da Giancarlo Giannini, mentre Mussolini prepara la spedizione coloniale in Abissinia, ormai stabilitosi in Francia, torna al paese natio, situato tra Ragusa e Catania, per vendere il palazzo di famiglia.
Mentre un gruppo di compaesani assiste a uno spettacolo dei pupi di Mimmo Cuticchio, scoppia un incendio e il maggiordomo del marchese muore.
Poiché il partito fascista vorrebbe impossessarsi del palazzo signorile per situarvi una sede del fascio, il nobile fa creder che a esser morto nell’incendio è il marchese e si finge il maggiordomo. Complice il suo avvocato, che conosce la sua vera identità, finge d’ereditar gli arredamenti e fa assegnare il palazzo a una giovane coppia di terremotati, Vincenzo (Francesco Benigno) e Rosalia (Tiziana Lodato).
Mentre si prepara alla vendita dei cimeli di famiglia e organizza in segreto la fuga da Lampedusa a Parigi di un altro antifascista, convive con la coppia e le sue parole, i suoi discorsi e i suoi gesti seducono la giovane Rosalia, una contadina analfabeta ma assai avvenente.
Centrale e determinante per la vicenda dall’epilogo prevedibile, è la stanza dello scirocco meglio nota come camera dello scirocco. In uso nell’architettura persiana sin dal XI secolo, tali costruzioni sotterranee divennero il normale corredo progettuale di ville e casene del periodo della villeggiatura di nobili e notabili, tra i secoli XVII e XVIII nel palermitano e non solo. Erano delle camere ipogee dotate di sorgiva e canne di ventilazione utilizzate come rudimentali sistemi di refrigerazione nelle calde e afose giornate estive.
Pregevolissima la recitazione e presenza scenica di Giancarlo Giannini, che adombra il personaggio del romanzo, molto più vecchio e impacciato. Tiziana Lodato, volto molto siciliano, pare l’emblema d’un femminismo ante litteram.
Degne di nota sono le musiche di Eugenio Bennato.
Per un appassionato di tradizioni popolari.

lunedì, marzo 01, 2010

Il Padrino



The Godfather (Usa 1972) di F.F. Coppola con Marlon Brando, James Caan, Al Pacino, Diane Keaton, Robert Duval. 175'











Durante le nozze della figlia il padrino, Don Vito Corleone, promette assistenza e protezione a chiunque glielo chieda. Sollozzo, a nome della famiglia mafiosa dei Tattaglia, chiede appoggi e finanziamenti per iniziare un ingente traffico di droga. Vito Corleone si rifiuta di intraprendere un simile commercio, e questo rifiuto scatena una lunga e sanguinosa guerra tra le due cosche, che porterà al ferimento del padrino, all'uccisione di Sonny Corleone, suo figlio, e all'entrata in scena di Michael Corleone (Al Pacino), l'altro figlio che sino a quel momento si era tenuto in disparte.


Il film rappresenta il cinema per eccellenza, quello fatto con maestria, con accuratezza, con senso del ritmo.
La trama è interessante e coinvolgente, non si può non notare l'abile mano di Mario Puzo che, oltre ad aver scritto l'ottima opera letteraria da cui è tratta quella cinematografica, ha anche contribuito nella stesura della sceneggiatura.


La regia è molto attenta, le ambientazioni sono ricreate molto bene, sembra di esser veramente catapultati nella New York degli anni Quaranta.
La visione non è mai noiosa; i personaggi da presentare sono molteplici, ed ognuno è caratterizzato in maniera eccelsa.

Lo sviluppo, è sempre lineare e gradevole, e mai pesante e contorto. Non è comunque opera per chi vuole "tutto e subito", poichè il ritmo è volutamente molto lento, da assaporare e gustare attimo dopo attimo sequenza dopo sequenza, come d'altronde avviene nei lavori migliori e più curati.

Molteplici sono le scene ed i dialoghi che rimangono nella memoria, e da cui innumerevoli altre pellicole hanno preso spunto. Come dimenticare "l'offerta che non potrà rifiutare" oppure la scena della testa del cavallo sul letto di chi ha rifiutato l'offerta di cui sopra.

La recitazione è un altro punto di forza del lavoro oggetto di questa recensione; sarebbe facile citare lo strepitoso Marlon Brando, ma tutti gli interpreti principali sono allo stesso livello. Ottimo anche il doppiaggio.

L'opera, sicuramente da vedere, fa parte di quel ristrettissimo novero di pellicole di cui, pur conoscendo già la storia, una seconda, una terza, ed anche una quarta visione, non stancano mai, anzi in tal maniera si apprezza maggiormente il valore qualitativo del film, perchè si colgono aspetti che non finiscono di meravigliare, per quanto sono curati.

Da vedere e rivedere.
Rino