domenica, dicembre 04, 2011

Made in Sicily (se vi fanno entrare) e Avanguardie Russe all'Albergo delle Povere

Meraviglia delle meraviglie, all’Albergo delle Povere di corso Calatafimi, a Palermo, sono, attualmente, in corso ben 2 mostre, cui si aggiungerà, come di consueto, a partire dall’8 dicembre, la visita al presepe artigianale animato…e saranno 3…ma tutti visitabili contemporaneamente? Solo in teoria.

Andiamo per ordine! Fino al 23 dicembre 2011 sarà visitabile “Made in Sicily. L’arte siciliana in vetrina”, una collettiva di ben 176 artisti siciliani, da Michele Canzoneri a Tito Signorini, da Pupino Samonà a Giambecchina, incluso Leonardo Cumbo, del quale è l’opera Attrazione repulsiva che introduce alla visita.

Qual è il problema? Che questa mostra apre solo quando c’è materialmente qualcuno che apre i cancelli e, soprattutto, quando il personale “figurinista” va a fare il suo dovere! Il vostro caro amico Rino avrebbe voluto scrivere più diffusamente di un’esposizione tutta in salsa locale ma la mancanza di personale non l’ha consentito.

Andiamo alla seconda. Inaugurata venerdì 2 dicembre, sarà visitabile fino al 20 marzo 2012 “Avanguardie russe”, una collettiva d’opere, prestate da ben 11 diversi musei russi, tra le più rappresentative delle correnti artistiche d’avanguardia tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento: futurismo, cubofuturismo, suprematismo e pragmatismo e tanto astrattismo. Solo per ricordare dei nomi figurano, ad esempio, alcune opere di Kazimir Malevic, cubofuturista e suprematista e dei paesaggi stilizzati del noto Vasilij Kandisky e opere astratte dell’arcinoto Marc Chagall. Molta di quest’arte astratta parla al femminile: su tutti spiccano le opere espressioniste di Natalia Goncharova, la quale creò un sodalizio artistico-sentimentale con Mikhail Larionov.

Non è possibile scattare foto, sebbene i figurinisti non controllino minimamente se qualcuno, senza troppo pudore, tenti di farlo.

Lorenzo Cumbo- Attrazione repulsiva


Titolo 1: Made in Sicily
Fino al 23 dicembre
Titolo 2: Avanguardie russe
Fino al 20 marzo
Dove: Albergo delle Povere,
corso Calatafimi, 219
Orari: lun.-sab. 9-13; 15-19
Ingresso gratuito



venerdì, dicembre 02, 2011

Sole o pioggia? Chiedete a Bibiana!

Da anni ormai, nel giorno del 2 dicembre, sento recitare il detto “Si chiovi pi santa Bbibiana, chiovi un misi e na simana”, l’avete mai sentito dire ad un nonno o a un genitore?

Per fortuna che oggi a Palermo c’è il sole, avete visto? Speriamo tenga per il resto della giornata allora!

Il detto è, in verità, la sicilianizzazione del latino "Ut Bibianae dies sic quadraginta dies" e ha anche parecchia somiglianza col piemontese “Santa Bibiana, quaranta dì e na smana”, secondo il quale, però, a piovere sarebbero 47 giorni, non 37 come in Sicilia…sarà che al Sud è sempre più bello che al Nord? Immagino di sì!
Un'altra variante, in Sicilia poco nota, è l'altro proverbio "Santa Bibiana scarpe di ferro e calze di lana", corroboranti il fatto che, dopo il 2 dicembre, in molte zone il freddo invernale inizia a farsi sentire...
Memore il ricordo di questi detti, oggi vorrei dedicare, mentre accenno una danza anti-pioggia, il mio post a questa santa, il cui nome deriva dal verbo sia latino che italiano “vivere” e che presentava, anticamente, la doppia forma Viviana (oggi comune) e Bibiana, la cui scarsa musicalità l’ha solo reso un astruso nome da santo da calendario, e, di conseguenza, poco di moda.


Chi era Bibiana? Era una ragazzina romana (e di Roma) e cristiana vissuta nel IV secolo, ai tempi del famigerato (per via del suo vezzo di cambiar partito come un bandierone al vento!) imperatore Giuliano l’Apostata, il quale la perseguitò e, dato che si rifiutò di rinnegare la fede che aveva abbracciato insieme con la sua famiglia, fu sottoposta a torture che la condussero alla morte. Come fu torturata? Bè, come è risaputo, i Romani erano “bravissimi” a ideare torture sempre più varie, fantasiose e, soprattutto, dolorose: Bibiana fu legata ad una colonna e flagellata con le piombate, fasci di verghe, cui erano legati pallini di piombo. Dopo la sua morte, avvenuta dopo 4 giorni, il suo corpo fu gettato a dei cani randagi, che, con stupore generale, non se ne cibarono.

Sulla sua tomba, Papa Simplicio, a metà del V secolo, decise di edificare una chiesa a lei dedicata sul colle Esquilino.

Santa Bibiana, la santa del tempo, è anche, popolarmente, ritenuta una dei tanti santi guaritori. Secondo alcune versioni, ella potrebbe guarire dall’epilessia e alleviare il mal di testa. All’epoca in cui fu martirizzata, si narra che certa gente, raschiando la colonna alla quale ella era stata legata, ne ricavasse una polvere miracolosa in grado di guarire dall’epilessia, in certi paesi siciliani chiamata Motu e considerata una sorta di possessione operata da spiriti malevoli.

Secondo Giuseppe Pitrè, che, però, non cita espressamente Santa Bibiana, la cura più comune per curare l’epilessia era quella di spruzzare sul paziente l’acqua benedetta di setti parrocchi fimminini, cioè sette chiese dedicate a sante donne…non avrei dubbi a ritenere che ci fosse la nostra santa!

Altro disturbo che Santa Bibiana sarebbe in grado di alleviare è il mal di testa, che gli antichi cristiani solevano curare raccogliendo e triturando l’erba portentosa che cresceva nel giardino della chiesa a lei dedicata, quella sull’Esquilino. Su questo la tradizione raccolta da Pitrè pare avere dei punti di contatto: tra i vari rimedi per curare u duluri i testa, egli menziona quello di bere il succo ricavato da un’erba detta erba di suli, che non è stato, però, in grado di catalogare.

L’erba di suli potrebbe quindi essere l’erba di Santa Bibiana? A ben rifletterci questo suli potrebbe essere assimilato alla vita della quale la Santa è portatrice e che oggi troneggia nel nostro cielo siciliano?

Non ai posteri ma ai nostri avi la non troppo ardua sentenza!

Buona giornata!

domenica, novembre 27, 2011

Un'Etno-Radiografia della Sicilianità all'Orto Botanico

Tavola dei malanni e rispettive cure (se ingrandite, è possibile leggere ogni voce in essa contenuta)
Sarà visitabile fino(secondo alcune indiscrezioni) al 22 dicembre 2011, all’Orto Botanico di Palermo, la mostra “Etnoradiografia delle identità siciliane”. Essa riunisce prevalentemente manoscritti, quaderni e volumi, oggetti d’uso quotidiano come le ceramiche di Santo Stefano di Camastra, foto documentarie delle genti siciliane, tutti materiali messi a disposizione dal Centro Internazionale di Etnostoria, fondato negli anni ’70 dall’esimio studioso Aurelio Rigoli. Tale studioso, attualmente presidente del Centro e docente presso la facoltà di Scienze della Formazione all’Università degli Studi di Palermo, è stato, dopo Giuseppe Pitrè con la Demopsicologia (oggi Storia delle Tradizioni Popolari), il fondatore di una nuova disciplina, l’Etnostoria, il cui insegnamento, da quando è nata, ha avuto una diffusione epidemica in moltissimi altri atenei italiani. L’etnostorico è un professionista che, utilizzando documenti sia scritti che fonti orali, osservando gesti e tecniche corporee, analizzando oggetti propri della cultura materiale, riesce ad elaborare una equilibrata fisionomia delle istituzioni che conformano le culture generalmente “altre” che, nel caso specifico di Rigoli, sono le culture popolari siciliane.

Tra i materiali in mostra figurano i primi studi di Salvatore Salomone Marino del racconto popolare della Baronessa di Carini, che Rigoli incrementò, interrogando vari cantastorie, raccogliendo centinaia e centinaia di altre varianti; interessanti sono i disegni preparatori usati dai pittori dei cartelloni, affissi davanti ai teatri dei pupi e dei copioni manoscritti degli stessi pupari risalenti alla seconda metà dell’Ottocento e primi del Novecento raccolti a Catania da Rigoli.
Copioni dei pupari

Numerosissimi i testi sia di demologi che di ricercatori ma anche di semplici appassionati di culture popolari: ci sono quasi per intero i 25 volumi della Biblioteca delle Tradizioni Popolari di Giuseppe Pitrè, numerosi manuali di Medici Popolare o Etnoiatria, con annesse le immagini dei santi da invocare in aggiunta al trattamento in caso di malesseri specifici.

Molte sono, infine, le riproduzioni di foto di scorci di paesaggi siciliani e di persone nel pieno svolgimento delle azioni più quotidiane.

Quali sono le pecche? Mancano i pannelli informativi, che, in genere, risultano assai utili a chi mastica poco o non proprio bene i temi della cultura popolare; avrei inoltre preferito ammirare gli originali delle foto invece delle riproduzioni che frenano la riappropriazione della propria cultura ai visitatori siciliani.

Titolo: Etnoradiografia delle identità siciliane
Dove: Orto Botanico
Fino a: 22 dicembre
Orari: tutti i giorni, 10-13; 15-17
Ingresso gratuito

domenica, novembre 20, 2011

1856. Storia di pupi e di pupari a Cefalù

Marco Manera
Venerdì 25 novembre 2011, alle ore 21,30, il giovane attore cefaludese Marco Manera inscenerà “1856. Storia di pupi e di pupari”, presso il Teatro Comunale intitolato a Salvo Cicero, sito nella ridente località di Cefalù.

L’istrionico Manera, definito un “one show man” perché capace tutto da solo di varcare il palcoscenico e di conquistare con una pregna recitazione mista a canto tutta un’intera platea, 5 anni dopo la prima rappresentazione, celebrativa del 150° anniversario dei moti risorgimentali cefaludesi, ripropone “1856. Storia di pupi e di pupari”, non a caso, in occasione dei 150° dalla conquista dell’Unità d’Italia.

Tale opera in 2 atti celebra la figura del patriota di Cefalù Salvatore Spinuzza, che, dopo avere preso parte attiva ai moti antiborbonici del 1848, riprese la sua lotta proprio il 25 novembre del 1856, a seguito della quale fu arrestato e, nel marzo successivo, fucilato.

Pupi o pupari?
L’opera del giovane Manera è un tributo al morto giovane Spinuzza e, esulando dallo specifico contesto, a tutti coloro che, resi pupi dalla vita e da, spesso ignoti, pupari, reagiscono per riprendere il controllo dei propri fili, tagliando legami ormai usurati.


Titolo: 1856. Storia di pupi e di pupari
Di e con: Marco Manera
Quando: 25 novembre 2011
Dove: Teatro Comunale "Salvo Cicero"
via Spinuzza 115, Cefalù (Pa)
Ingresso libero

giovedì, novembre 17, 2011

Tra un mese (o poco meno) arriva il Gatto con gli Stivali...ansiosi,eh?


È iniziato il conto alla rovescia! Tra un mese meno un giorno esce, finalmente, in Italia “Il gatto con gli stivali”, film tanto pubblicizzato e assai atteso soprattutto dopo la conclusione un po’ malinconica della tetralogia Shrekkiana, che il mio caro amico Gad aveva visto e rivisto fusando a crepapelle.

Dopo essere lo scorso 28 ottobre in Usa con il titolo Puss in Boots, questo spin-off ha già guadagnato circa 75 milioni e mezzo di dollari in sole 3 settimane palesando il grande successo che il Perraultiano animaletto, tutto rivisto dalla Dreamworks, ha avuto in giro per il mondo.

Cosa avrà conquistato mezzo pianeta (escluse le acque che non ama valicare!)? Il suo caliente accento latino, i suoi occhioni super dilatati o la sua fierezza gattesca, sempre accantonata davanti ad una tazza di latte o una lucetta ipnotica? Penso ogni cosa singolarmente e il tutto complessivamente!

In questo attesissimo film, che funge da prequel all’avventure vissute con il caro amico Shrek, il Gatto con gli Stivali, a metà tra un cowboy fuorilegge e un pirata senza benda, parte alla ricerca della rediviva Oca dalla Uova d’Oro, in cima ad un castello che fluttua per aria. Ad accompagnarlo ci sono due compagni di viaggio assai particolari: la gattina Kitty Zampe di Velluto e Humpty Dumpty, un omino-ovone.

I cattivoni di turno non somigliano minimamente né alla Fata Madrina, né tantomeno al Principe Azzurro: sono una coppia di brutti e cattivissimi grassoni, Jack e Jill.

Chi avrà la meglio? Sul finale non scommetterei perché credo di immaginarlo. Quel che di certo mi aspetto sono tante risate e un buon effetto 3D.

Spero di divertirmi il doppio, inoltre, proprio al posto del mio compare Gad, che non c’è più.