mercoledì, ottobre 26, 2011

Conoscete la LILT?

Con questo post colgo al volo l’invito di un’amica a far conoscere la LILT, acronimo della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, che, da circa 30 anni, opera sul suolo palermitano.


Questa associazione di volontari, inclusi tanti medici, svolge numerose attività, elencate nel volantino sotto:


Per ulteriori informazioni, oltre che chiamare i numeri di rete fissa in esso riportati, chiamare anche il numero di cellulare 393758436.

domenica, ottobre 23, 2011

Il Museo Storico dei Motori e dei Meccanismi della Facoltà di Ingegneria di Palermo


Aperto nel febbraio di quest’anno, tra i tesori dell’Università di Palermo è, nell’ambito de “Le vie dei tesori”, è visitabile il Museo Storico dei Motori e dei Meccanismi, all’interno della cittadella di Viale delle Scienze, al piano terra del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, presso l’Edificio 8.
Una turbina Pelton

Questo museo custodisce una grande serie di motori di varia epoca e foggia. Moltissimi sono i motori di automobili, sia a benzina che a diesel, i più antichi dei quali risalgono ai primi anni ’20 del secolo scorso.

Motore Boxer
Assai preziosi sono i motori degli aerei tedeschi, incluse alcune eliche di legno, risalenti alla prima guerra mondiale, cui si aggiungono motori di navi, una grande macchina a vapore di una ex fabbrica tessile palermitana.

In ultimo, all’interno del museo, molto interessante è la cosiddetta stanza didattica, contenente le riproduzione di macchinari e meccanismi utili all’apprendimento degli aspiranti ingegneri della Regia Scuola di Applicazione per Ingegneri, di metà ‘800, prima che diventasse la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo.

sabato, ottobre 22, 2011

Gli eventi del 22 e 23 ottobre nell'ambito de "Le vie dei tesori"

Quello di oggi, sabato 22 e domenica 23 ottobre 2011, sarà il penultimo weekend della rassegna “Le vie dei tesori”, che, come avrete letto, ha occupato tanto spazio su Panormitania.
Oggi mi preme ricordarvi, al di là del fatto che dalle 10 alle 18 di entrambi i giorni saranno visitabili gratuitamente i siti, elencati in un post precedente, dell’Università di Palermo, che 2 differenti luoghi ospiteranno 3 eventi d’eccezione:

1) Oggi 22 ottobre alle 18, presso il Carcere dei Penitenziati, l’esimio storico Alessandro Barbero, ispirandosi ad uno dei graffiti realizzato sulla parete di una cella, parlerà della Battaglia di Lepanto, la famosa battaglia navale del 7 ottobre del 1571, che vide prevalere la fortissime potenze europee, alleatesi in difesa della Cristianità, sulle navi turche, emblema dell’Islam.

Il graffito che raffigura la battaglia di Lepanto
Lo storico non si limiterà a un racconto sterile dell’evento ma riuscirà a far trapelare il clima di concitazione, anche di paura e speranza che pervase i suoi protagonisti sul campo, o per meglio, scrivere, sul mare, tutto frutto di un intenso lavoro di ricerca a tavolino, confluito nella pubblicazione, nel 2010, del saggio “Lepanto. La battaglia dei tre imperi”.

2) Domani 23 Ottobre alle 18, Ancora una volta, il Carcere dei Penitenziati, il vignettista del Corriere della Sera Vincino, “nome d’arte” di Vincenzo Gallo, insieme con i due giornalisti Daniele Billitteri e Mario Pintagro, parlerà del Male, rivista di satira nata nel 1977 e pubblicata fino al 1982, anno della sua chiusura, che, però, è stata rifondata col titolo Il Nuovo Male, il cui primo numero è uscito il 7 ottobre scorso. I 3 discuteranno, tra il serio e il faceto, sul rapporto della satira con la realtà e su quanto oggigiorno, ispirandosi a fatti di cronaca e di politica, la prima riesca a superare la seconda.

3) Domani 23 Ottobre alle 18, come ho già ricordato in un altro post, al Convento di S. Antonino, l’erede della famiglia Lanza, Fabrizia, nell’incontro intitolato “Il rito del pane”, parlerà della cucina (e dei suoi segreti) dei monsù, i cuochi francesi al servizio nelle corti degli aristocratici siciliani.

lunedì, ottobre 17, 2011

La giara e la donna

Ricordate quando ho scritto la mia recensione libera del film “Kaos” dei fratelli Taviani? E ricordate che, pochi giorni dopo ho dedicato un post al corvo di Mizzaro (…e non solo) di Luigi Pirandello?

Che lo ricordiate o meno, sono affari vostri e del vostro medico (un principio di arteriosclerosi, no?), quel che conta adesso è che colleghiate questo nuovo testo ai precedenti, dato che ho intenzione di scrivere de “La giara” di Pirandello…e non solo!

Penso proprio che “La giara” sia la novella più famosa dello scrittore agrigentino, non trovate? Essa racconta la disavventura del burbero don Lollò Zirafa con il furbo consalimmaru o conciabrocche Zi’ Dima Licasi.

Per certi aspetti, don Lollò somiglia al Mazzarò Verghiano: entrambi ricchi proprietari terrieri ma terribilmente avari e soli, perché non si sono né sposati né hanno avuto figli.

Don Lollò, in particolare, ama far sfoggio delle sue ricchezze in modo spropositato, attirando, come una calamita, tutte le invidie da parte dei suoi poveri compaesani.

Il racconto inizia mentre è in corso la raccolta delle olive, grossomodo in questo periodo dell’anno: l’annata è così abbondante che don Lollò ha acquistato una giara nuova, per contenere l’olio in esubero.

Il giorno dopo avere pubblicamente esposto quest’enorme e tondeggiante brocca, don Lollò trova la giara rotta! Nel pieno della sua disperazione, accorre ad aiutarlo Zi’Dima, che ha ideato un mastice miracoloso in grado di lesionarla.

Don Lollò chiede al conciabrocche non solo di incollare la giara, ma di rinforzarla col fil di ferro. Come ben si sa, Zi’ Dima, costretto a cucire col fil di ferro la giara dall’interno, terminato il lavoro, resta intrappolato!

Vi lascio solo immaginare quello che accade dopo…:)

La mia riflessione di oggi è tutta rivolta alla giara ed alla metafora, che sin dall’antichità, essa, letteralmente, incarna.

A partire dall’età neolitica, oltre ad inventare l’agricoltura, l’uomo ha anche inventato l’arte di modellare l’argilla per creare dei recipienti, come, ad esempio, dei vasi, per contenere liquidi o i prodotti della terra.

Modellare la terra fu sin da subito un’attività femminile diffusa al punto che, nel corso dei secoli, per rafforzare l’associazione tra le ceramiche e la donna, i vasi divennero simbolo stesso sia dell’uomo che, in particolare, della donna.

La cultura centro-europea di Baden, ci ha, ad esempio, lasciato dei vasi, databili tra il VI e il III millennio a.C., con gli occhi, il naso e, nel caso dei vasi a forma di donna, i seni!

I vasi della cultura di Baden
E proprio i mastoi sulla superficie di certi oinochoe dell’Antica Grecia mostrano come fosse radicata nell’Ellade la metafora del vaso-donna.

Non bisogna stupirsi che, secondo certe interpretazioni, la giara di Pirandello simboleggi non solo semplicemente una donna, ma il corpo della madre, o forse, metonimicamente, il suo nero utero, entro il quale Zi’Dima è rimasto intrappolato e dal quale, alla fine della novella, esce…Zi’Dima, uscendo dalla giara, rinasce.

venerdì, ottobre 14, 2011

A proposito di...il Museo Geologico Gemellaro

Un altro interessante sito visitabile nell’ambito de “La via dei tesori” è il Museo Geologico Gemellaro.


Il fossile di una libellula

Ripartito su tre piani, esso espone una vasta gamma di reperti risalenti a vari momenti della lunga preistoria siciliana: moltissimi i fossili, sia animali che vegetali ma anche antichi sismi cristalli di zolfo, di salgemma e di gesso. A proposito del gesso, unico ritrovamento al mondo è un cristallo di gesso al cui interno è intrappolata una goccia d’acqua del nascente mare Mediterraneo!

Altro singolare reperto è la famosa Thea, il più antico esemplare donna della specie Homo sapiens, risalente al Paleolitico Superiore e ritrovato in Sicilia negli anni ’40 del ‘900.


I resti dello scheletro di Thea
Secondo alcune ipotesi, dopo avere analizzato il buono stato di conservazione della sua dentatura, Thea sarebbe dovuta essere una sorta di capo tribale, cui è stato tributato un funerale da…star! Potremmo, quindi, ritenere che le prime comunità siciliane fossero di tipo matriarcale? Chissà! Anche se è vero che le dee hanno sempre, nella storia più antica della Sicilia, goduto di un posto di rilievo nel pantheon divino.

Ultimo piano del museo è riservato alle ricostruzioni degli scheletri di antichi animali come l’elefante nano, una grossa tartaruga, un enorme criceto, alcuni dei quali hanno convissuto con i sapiens.


La ricostruzione dello scheletro di un criceto gigante
 
Consiglio la visita del Museo Gemellaro alle famigliole, soprattutto perché i ragazzi del Servizio Civile paiono molto preparati e molto disponibili, specialmente nel fornire spiegazioni anche ai più piccoli.

Qualora non abbiate letto il mio post dedicato alla rassegna, vi ricordo che questo museo, come altri siti dell’Università di Palermo, sarà visitabile per i restanti 3 week end di ottobre, vale a dire il sabato e la domenica, dalle 10 alle 18, gratuitamente.